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Vatti a fidare delle etichette (su tablet e specifiche tecniche)

Quando si parla di scrittura digitale e di biometria applicata alla scrittura, la registrazione del dato biometrico deriva dalla comunicazione di diverse parti: hardware (tablet, pennino, tecnologia utilizzata…) e software (tool per la registrazione, sistema operativo/driver…). Ovviamente in una soluzione di firma la configurazione è più articolata e soprattutto garantita nella sua affidabilità, ma cosa succede se si collega – per gioco o per ricerca – un tablet ad un software per la rilevazione della scrittura digitale?

Potremmo pensare che le specifiche tecniche dell’hardware siano garantite dal costruttore, ma non sempre è così: possiamo infatti trovarci di fronte a un tablet che si comporta in modo differente da quanto dichiarato dalla casa produttrice.

E’ il caso di alcuni tablet, anche di importanti costruttori, che nei datasheet riportano meno livelli di pressione di quelli che in realtà è possibile rilevare. Poco male…

Il problema diventa più rilevante quando in circolazione troviamo tablet dalle buone specifiche tecniche che possono essere molto adatti per un utilizzo in ambito grafico, ma sono inadeguati alla rilevazione del dato biometrico. Questo perchè magari di fatto la frequenza di rilevazione avviene al di sotto del valore dichiarato o i periodi di inter-sample sono veloci (da cui le buone specifiche dichiarate) ma non regolari.

Conoscere la catena hardware/software descritta all’inizio (ed essere in grado di verificarla) permette di rilevare l’adeguatezza dell’hardware utilizzato.

Meglio essere in grado di riconoscere e utilizzare device affidabili, soprattutto se non stiamo utilizzando quel tablet per disegnare ma per registrare un dato biometrico, per fini forensi o di ricerca.

 

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