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Fare ricerca ed educare alla scienza nelle scienze forensi

L’articolo The Forensic Community Can Educate Lawyers, Judges descrive una situazione interessante: negli Stati Uniti mentre negli ultimi anni le scienze forensi sono molto progredite – sotto la spinta dell’istanza Daubert – nella prassi continuano ad essere realizzate consulenze tecniche… poco scientifiche.

La realtà che l’autore descrive muove dall’invito della National Academy of Sciences per l’adozione di standard scientifici nelle scienze forensi. Secondo l’avvocato Sanger, allo sviluppo delle scienze forensi degli ultimi anni (tra cui cita l’analisi della scrittura, in Italia grafologia peritale o giudiziaria che dir si voglia) non corrisponde un miglioramento nelle competenze di giudici ed avvocati nel riconoscere gli esperti più competenti.

Ciò si traduce in giudici e avvocati che si affidano a consulenti che magari si fanno promotori di certezze, ma che non sono per niente aggiornati rispetto ai nuovi protocolli scientifici. In questo modo va perso quel progresso (o quel po’ di progresso, se pensiamo alla grafologia) che è stato fatto. Il problema cruciale è il rapporto spesso frainteso tra le competenze tecniche (di cui è portatore il consulente e che riguarda il dibattito tra esperti) e la capacità di riconoscere se c’è applicazione del metodo scientifico (che spetterebbe invece alle professioni di giustizia).

La responsabilità ora sta proprio agli esperti di settore che devono essere in grado non solo di fare ricerca ed applicare la conoscenza più aggiornata nel loro lavoro, ma anche di educare gli operatori della giustizia:

It is in the interest of all forensic scientists who take their profession seriously to step up and educate the lawyers and judges as to the standards that should be met.

E’ una sfida ancora più impegnativa. E in Italia come siamo messi? A che punto è la grafologia giudiziaria? E la sua declinazione moderna nella firma grafometrica? Siamo in grado di educare la giustizia, se spesso nemmeno all’interno della disciplina stessa c’è consapevolezza sullo statuto epistemologico della materia, sul metodo e le implicazioni?

 

 

 

 

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