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Firma grafometrica: scarabocchio su un tablet o biometria?

Ormai si firma frequentemente con pennino e tablet, ma cosa pensa e percepisce chi si trova ad utilizzare questa modalità di sottoscrizione?

Spesso gli utenti finali, non tecnici ma persone “normali”, considerano questa firma meno dell’equivalente cartacea. Meno rappresentativa, meno identificativa… meno vera.

Scrivere su un tablet è nell’esperienza di tutti certamente differente: cambia la confidenza con lo strumento, la frizione sul supporto (completamente liscio), il feedback pressorio, etc. Alcune ricerche evidenziano che effettivamente firmare su un tablet cambia – limitandola – la considerazione della rappresentatività della firma apposta [1]. Questo scarto rispetto all’esperienza su carta è un dato comune non solo nei setting sperimentali, ma anche nell’esperienza quotidiana (raccolgo spesso considerazioni simili, l’ultima ieri: “non è la mia firma, viene fuori uno scarabocchio…non sono io!“).

Firmare su un tablet è un’esperienza nuova che spesso porta a non ritrovarsi nella gestualità della propria firma e conseguentemente a non riconoscersi appieno in essa. Ciò ha implicitamente delle ricadute sulla percezione del valore di quella firma, ovvero: se non mi riconosco, è come se non avessi nemmeno firmato. Da qui la considerazione (errata!) che la firma sia meno valida.

In realtà le firme biometriche acquisite su tablet (es. la firma elettronica avanzata grafometrica) permettono una identificazione del firmatario superiore ad una firma su carta. Ciò è dovuto alla acquisizione dei parametri dinamici della scrittura, che solo in questo tipo di firma si possono registrare ed analizzare in caso di contenzioso. L’identificazione dello scrivente quindi non solo è possibile, ma anche superiore [3].

Infatti ai dati statici, che riguardano la forma della firma, si aggiungono quelli dinamici, che riguardano il movimento di formazione della nostra firma: si tratta di informazioni altamente identificative e sufficientemente stabili, anche se la “forma” della nostra firma ci sembra molto differente da quella abituale su carta.

Di fatto, tutt’altro che uno scarabocchio, ma un vero e proprio dato biometrico.

 

[1]  Chou, E. Y. (2014). Paperless and Soulless E-signatures Diminish the Signer’s Presence and Decrease Acceptance. Social Psychological and Personality Science

[2] Montalvão, J., Miranda, L., & Canuto, J. (2017). Offline signature authenticity verification through unambiguously connected skeleton segments.

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